MODELLO ECONOMICO DI #CONFINDUSTRIA:PERCHE’ E’ SUPERATO

Pubblicato il 25 Maggio 2018 sulla Gazzetta del Mezzogiorno

di Patty L’Abbate,  Senatrice del M5S 

Si è tenuta l’Assemblea di Confindustria, alla quale ho partecipato avendo ricevuto il personale invito da parte del Presidente. Dopo aver ascoltato gli interventi, sono rientrata in #Senato piuttosto perplessa. Perché? Evito di soffermarmi sugli attacchi continui al #Governo che deve ancora formarsi o ai chiari segnali di sfiducia verso il MoVimento 5 Stelle e pongo la mia attenzione sulla sterile strategia economica futura, emersa dalla relazione presentata, un modello economico vecchio di 30 anni, un’economia brown con i paraocchi assolutamente in contrasto con il mainstream internazionale. Un’Europa e un mercato globalizzato che negli ultimi anni ha posto al centro le tematiche ambientali, a quanto pare non interessa all’associazione industriale Italiana, non vi è alcun cenno alle interazioni che il sistema economico ha con l’#ambiente e non c’è traccia di eventuali tutele del consumatore, di una comunità fatta di #cittadini e non di #banche, o pochi privilegiati. Continua a leggere

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Decreto Riduzione Emissioni Inquinanti; tutela delle PMI

PIU’ INCENTIVI CONTRO LE EMISSIONI INQUINANTI

della  Sen. Patty L’Abbate 

Pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 17 Maggio 2017

Come sapete l’Italia è stata colpita da alcune procedure di infrazione da parte della Commissione Europea, per la mancata attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente. Nel 2014 i valori limite di particolato, soprattutto della frazione del PM 10 vengono superati, e nel 2015 tocca ai valori limite di biossido di azoto (NO2); in seguito nel 2017 vi è il mancato recepimento della direttiva 2015/1480/UE relativa ai metodi di riferimento, alla convalida dei dati e all’ubicazione dei punti di campionamento per la valutazione della qualità dell’aria ambiente, attualmente rientrato nei termini richiesti. In questi giorni, in commissione speciale, uno degli atti di Governo sottoposto a parere Parlamentare è lo schema del decreto legislativo recante l’attuazione della direttiva UE 2016/2284, in materia appunto di riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici. La direttiva è finalizzata a promuovere il raggiungimento nel 2030 di livelli di qualità dell’aria tali da non causare impatti negativi sull’ambiente ed evitare rischi per la salute umana; prevede il controllo, il monitoraggio e il successivo inventario, delle emissioni di una serie di inquinanti provenienti da processi antropici. Il decreto mira quindi a ottenere un miglioramento della qualità della nostra vita e della salute dell’ecosistema. Continua a leggere

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Earth day 2018

Domani si celebra:
l’Earth Day (Giornata della Terra), la più grande manifestazione ambientale del pianeta, l’unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia.
L’Earth Day nato il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra, nel tempo, è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli impatti negativi delle attività antropiche, cioè dell’uomo. Queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.
Nel corso degli anni la partecipazione internazionale all’Earth Day è cresciuta superando oltre il miliardo di persone in tutto il mondo: è l’affermazione della “Green Generation”, che guarda ad un futuro libero dall’energia da combustibili fossili, in favore di fonti rinnovabili, alla responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy e a un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali.
Tema del 2018: Ending Plastic Pollution
 
L’inquinamento plastico è uno dei problemi più complessi  al mondo. Per rispondere efficacemente a questa sfida, i cittadini devono essere educati e preparati.
Per la Giornata della Terra 2018, le comunità devono condurre azioni di promozione per diminuire l’ inquinamento plastico. Adesso più che mai, dipende da tutti noi utilizzare questa
opportunità per  costruire il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

La plastica, è un materiale presente ormai anche in ciò che mangiamo e beviamo.  La gigantesca isola di plastica che si è creata nell’Oceano Pacifico rappresenta una terribile minaccia per l’ecosistema e  gli esseri umani,  si estende su una superficie pari a cinque volte quella dell’Italia. Questa massa  di rifiuti è stato ribattezzato il “settimo continente del pianeta” è vasto ormai da 1,6 milioni di chilometri quadrati, al suo interno galleggiano ottantamila tonnellate di rifiuti.  Oggi si calcola che 200 chilogrammi di plastica vengono riversati nei mari ogni secondo.

Dal 1950 ad oggi, le industrie di tutto il mondo hanno sfornato 8,3 miliardi di tonnellate di plastica ( studio statunitense pubblicato nel 2017 su Science Advances). Dopo cemento e acciaio, infatti, è proprio la plastica il materiale più fabbricato dall’uomo. Circa l’ 83% dei campioni di acqua di rubinetto, testati nel corso di un’inchiesta condotta in tutto il mondo  sono risultati contaminati da materiali plastici. Il risultato peggiore è stato registrato negli Stati Uniti, con il 94 per cento (ovvero la quasi totalità), mentre in Europa il dato è pari al 72 per cento.

La plastica è ormai entrata inesorabilmente all’interno della catena alimentare, e quindi  dei nostri organismi, perché si trova nel cibo che mangiamo e nell’acqua che beviamo. Numerose agenzia sanitarie, ricercatori e perfino alcune industrie hanno ormai allertato sulla gravità del problema.  Cosa fare? Invertire la rotta, l’unica soluzione è cambiare radicalmente le nostre abitudini, poiché basta guardarsi attorno, in casa, in ufficio o in qualsiasi luogo pubblico,  per rendersi conto della quantità di oggetti costruiti sulla base di tale materiale.

“Tutta la plastica che viene prodotta continuerà ad esistere sulla Terra nella sua forma originaria. Non può sparire, poiché non esiste alcun mezzo per far sì che possa essere trasformata dalla natura”.

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Parlamento Europeo: approvato il pacchetto Economia Circolare

Il Parlamento europeo riunito in Plenaria ha approvato mercoledì 18 aprile il pacchetto sull’economia circolare in via definitiva. Il testo ora tornerà al Consiglio per l’approvazione formale dopodiché verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea. Alcuni punti principali del provvedimento:

Obiettivi in materia di riciclo dei rifiuti: nel testo si legge che entro il 2025, almeno il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali dovrà essere riciclato. L’obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Per quanto riguarda i materiali di imballaggio l’obiettivo è di raggiungere il 65% di riciclo entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Vengono fissati inoltre degli obiettivi distinti per materiali di imballaggio specifici, come carta e cartone, plastica, vetro metallo e legno. In Italia sono 497 i Kg di rifiuti pro capite prodotti nel 2016: di questi il 27,64% è depositato in discariche, il 50,55% viene riciclato o compostato e il 21,81% incenerito.

Lo smaltimento dei rifiuti in discarica: la proposta di legge limita la quota di rifiuti urbani da smaltire in discarica a un massimo del 10% entro il 2035. Tra i 28 ci sono Paesi virtuosi che non hanno destinato alcun rifiuto alle discariche. Stiamo parlando di Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia (dati 2014). Per quanto concerne l’Italia i rifiuti smaltiti in discarica sono stati nel 2016 26,9 milioni di tonnellate.

 Sprechi alimentari: in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli Stati membri dovranno ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Al fine di prevenire lo spreco di alimenti, i Paesi UE dovrebbero incentivare la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza. L’economia circolare non è solamente una politica di gestione dei rifiuti ma è un modo per recuperare materie prime e non premere oltremodo sulle risorse già scarse del nostro pianeta, innovando profondamente il nostro sistema produttivo.

 

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Energia fossile o rinnovabile?

Articolo sui costi di #produzione immagazzinamento e distribuzione dell’energia elettrica. I dati mostrano l’#insostenibilità economica oltre che ambientale dei #combustibili #fossili.

 di Patty L’Abbate PhD                                                                                                                      Pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 7 Aprile 2018

L’ultimo rapporto del Bloomberg New Energy Finance (Bnef), contenente i dati sui costi dell’elettricità(Lcoe) delle principali tecnologie elettriche, rivela come i combustibili fossili stiano vivendo una “sfida senza precedenti” sul ruoli che svolgono nel mix energetico, a partire dall’estrazione e dalla produzione, fino a giungere all’immagazzinamento, alla flessibilità nella fornitura, e alla capacità di rispondere alle richieste della rete in caso di carenze o surplus di energia elettrica. Lo studio del #Bnef calcola i #Lcoe per ciascuna tecnologia, tenendo conto di tutte le variabili: i costi delle attrezzature, di costruzione e di finanziamento, le spese di funzionamento e manutenzione fino alle ore medie di lavoro degli impianti. I risultati ottenuti mostrano che nei primi mesi del 2018, il benchmark Lcoe per l‘energia eolica onshore è arrivato a 55 dollari/MWh, dato in calo del 18% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. Nei costi di produzione dell’energia solare si ritrova all’incirca la stessa percentuale di riduzione, il Lcoe è di 70 dollari/MWh. Il rapporto annuale del National Renewable Energy Laboratory, del Dipartimento Statunitense dell’Energia riporta le proiezioni dei costi di produzione delle fonti di generazione elettrica, e conferma che il fotovoltaico, sarà una delle tecnologie a richiedere minori investimenti in conto capitale nel medio periodo. Nel 2030, la tecnologia solare sarà quella ad avere il Capex (ovvero spese per capitale) più basso in assoluto, e nello specifico: il fv industriale avrà un capex di 1.041 dollari/kW, il fv commerciale è previsto a 1.487 dollari/kW, e quello residenziale di circa 1.270 dollari /kW. Molti mercati quindi mostrano il sorpasso del Lcoe rinnovabili su quello delle fonti fossili, ossia costerà sempre meno produrre elettricità da energia rinnovabile. Nel frattempo, il costo delle batterie agli ioni litio è in diminuzione (del 24% lo scorso anno) contando su un’appropriata economia di scala, e un successivo aumento del 5-7% della densità di energia dei sistemi di accumulo, il mercato delle batterie subirà un notevole incremento. Con i sistemi di energy storage competitivi, le vendite di veicoli elettrici raggiungeranno 1,5 milioni di unità nel 2018 ed entro la metà del tardo 2020, potrebbero battere i veicoli convenzionali a benzina e diesel. La posizione dell’Italia qual è? Nel 2019 dovrà presentare all’Ue il Piano Nazionale Clima ed Energia, che dovrà indicare i provvedimenti che il Paese intende prendere per raggiungere obiettivi di: efficienza energetica, rinnovabili, emissioni, mobilità sostenibile, economia circolare. Il programma energetico e di sviluppo sostenibile economico del territorio del #MoVimento 5 Stelle, è in perfetta sintonia con il #meanstream. La comunità scientifica nazionale mostra con dati certi, che l’unica strada percorribile in futuro è l’abbandono dei combustibili fossili e l’incentivazione delle fonti di energia rinnovabili. Alla conclusione di questa analisi, possiamo affermare che i nostri continui “No” hanno un fondamento scientifico oltre che essere dettati dal buon senso. Ci chiediamo allora perché siano stati approvati dal ministero dell’#Ambiente (e ora in via di autorizzazione definitiva da parte del Ministero dello Sviluppo Economico) i progetti di prospezione con “air gun” nel nostro mare? Perché continuare ad investire e incentivare la ricerca di combustibili fossili? Ed ancora, perché il #Tap ?

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Economia Circolare, eco-innovazione

A breve renderò disponibile la versione italiana del mio ultimo articolo pubblicato su Journal of Cleaner Production, della ELSEVIER.

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