Un pianeta in vendita

La promessa della crescita economica è che i poveri possano vivere come i ricchi e che i ricchi possano vivere come gli oligarchi. Ma già stiamo attraversando i limiti fisici del pianeta che ci sostiene. Rottura del clima, perdita di suolo, crollo di habitat e specie, mare di plastica, insetticida: tutti sono guidati dall’aumento del consumo. La promessa del lusso privato per tutti non può essere soddisfatta: non c’è spazio ne fisico e ne  ecologico. Nel nome dell’autonomia e della scelta, il marketing utilizza le ultime scoperte delle neuroscienze per abbattere le nostre difese. Con ogni generazione, la linea di base dei consumi normalizzati si sposta. Trenta anni fa, era ridicolo comprare l’acqua in bottiglia, l’acqua del rubinetto era pulita e abbondante, oggi, in tutto il mondo, usiamo un milione di bottiglie di plastica al minuto. Continua a leggere

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La bellezza

Ogni essere, per differente che sia, possiede tre caratteristiche: unum, verum et bonum, cioè gode di una unità interna che lo mantiene nell’esistenza; è vero, perché si mostra così come di fatto è; e poi dovrebbe essere buono,  perché deve svolgere bene il suo compito insieme agli altri aiutandoli a esistere e a coesistere.

I maestri francescani medievali, hanno aggiunto all’essere un’altra caratteristica: pulchrum, cioè bello, basandosi sull’esperienza personale di San Francesco che “nel bello delle creature vedeva il Bellissimo”, tutti gli esseri, anche quelli che a prima vista possono sembrare orrendi,  osservandoli con affetto, nei particolari e nell’insieme, presentano, ognuno a modo loro, una bellezza singolare.

Fiodor Dostoevskij, con la sua continua ricerca della bellezza,  andava almeno una volta all’anno a vedere la bellissima Madonna Sistina di Raffaello, rimaneva a lungo in contemplazione davanti a quella splendida figura; era la sua terapia personale, perché senza di questa avrebbe disperato degli uomini e di se stesso, davanti ai tanti problemi che vedeva. Nelle sue opere ha descritto persone cattive distruttive e altre che vivevano immerse negli abissi della disperazione. Ma il suo sguardo, che metteva in rima amore con dolore condiviso, riusciva a vedere la bellezza nell’anima dei più perversi personaggi. Per lui il contrario di “bello” non era “brutto” ma utilitaristico, lo spirito di usare gli altri e così rubar loro la dignità.

 Ci ha lasciato la famosa frase: “La bellezza salverà il mondo” che appare nel libro “L’idiota” e nel  romanzo ” I fratelli Karamazov “, dove un Ipolit, domanda al principe Mynski “in che modo la bellezza salverebbe il mondo”? Il principe non dice nulla ma va da un giovane che sta agonizzando e lì rimane pieno di compassione e amore finché quello muore. Con questo voleva dire: è la bellezza che ci porta all’amore condiviso con il dolore, il mondo sarà salvo oggi e sempre fin quando ci sarà questo gesto.

 “Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza” è impossibile, ripeteva. Bellezza è più che estetica, possiede una dimensione etica. La nostra cultura dominata dal marketing vede la bellezza come una costruzione del corpo e non della totalità della persona, ci sono bellezze fabbricate, fredde, incapaci  di diffondere luminosità. Dostoiewski osserva ne ‘I fratelli Karamazov’, che un viso è bello quando tu percepisci che in esso stanno litigando Dio e il diavolo, intorno al bene e al male. Quando il bene vince, erompe la bellezza espressiva, soave, naturale e irradiante. La bellezza è irradiazione dell’essere.

La bellezza è un valore in se stesso, non è utilitarista. E’ come il sole che fiorisce per fiorire, poco importa se lo guardano o no, così dobbiamo vivere la bellezza in mezzo a un mondo di interessi, scambi e mercanzie.

 

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Il Plutocene

Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che deve soddisfare le esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie. Contiene due concetti fondamentali:  il concetto di “bisogni” e  l’idea di “limitazione” (Relazione Brundtland).  Ma quali sono le necessità umane? In cosa dobbiamo limitarci?

Con il secondo decennio del ventunesimo secolo è diventato chiaro che, l’homo sapiens piuttosto che spingere i suoi sforzi nella protezione della sua biosfera planetaria e delle specie viventi, continua a depauperare  le risorse rimanenti in armi, inclusi i missili nucleari, aumentando così il rischio di diffusione accidentale di radioattività sulla terra, negli oceani e in atmosfera. Con il tempo la possibilità diventa probabilità e la probabilità diventa certezza,  e le generazioni future rischiano di  annunciare  una transizione dall’era antropocenica ad un nuovo periodo geologico: il  Plutocene.

L’antropocene  è iniziato con la Rivoluzione Industriale nel 1750, e con l’insorgere di armi nucleari e emissioni nettamente aumentate della metà del XX secolo,  mentre il Plutocene, termine coniato dal paleoclimatologo Andrew Glikson, descrivere un periodo post-antropocenico segnato da uno strato sedimentario ricco di plutonio negli oceani.

Durante il Plutocene la biosfera è dominata da temperature elevate, analoghe alle ere preisotriche: Pliocene o al Miocene, quando le temperature globali erano da   2 a 4 gradi Celsius,  e il livello del mare di circa  20 – 40 metri superiori ai livelli preindustriali. In queste condizioni, i centri di popolazione e di allevamento nelle basse zone costiere e nelle valli dei  fiumi sarebbero inondati  e gli esseri umani costretti a cercare latitudini e altitudini  per sopravvivere. Quanto durerà il Plutocene? La lunghezza futura di questa era dipenderà da due fattori: dai tempi di decadimento del plutonio radioattivo ( 24.100 anni )  e della CO₂ in atmosfera (20.000 anni).

 

 

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Non illudetevi… Cambiate abitudini. Nicholas Georgescu-Roegen

Nicholas Georgescu-Roegen, un personaggio unico, un grande uomo di scienza, professore di economia all’Università Vanderbilt di Nashville, statista e filosofo, nato sul  Mar Nero in Romania.  Un uomo coraggioso che ha smascherato i limiti dell’economia tradizionale.

” l’economia è stata forgiata nel paradigma meccanicistico di Newton e Laplace, e prende in considerazione solo fenomeni atemporali, non tiene conto del ciclo di Carnot, delle scoperte di Clausius e Darwin, che racchiudono  in se stesse il concetto di irreversibilità.” Continua a leggere

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