Un pianeta in vendita

La promessa della crescita economica è che i poveri possano vivere come i ricchi e che i ricchi possano vivere come gli oligarchi. Ma già stiamo attraversando i limiti fisici del pianeta che ci sostiene. Rottura del clima, perdita di suolo, crollo di habitat e specie, mare di plastica, insetticida: tutti sono guidati dall’aumento del consumo. La promessa del lusso privato per tutti non può essere soddisfatta: non c’è spazio ne fisico e ne  ecologico. Nel nome dell’autonomia e della scelta, il marketing utilizza le ultime scoperte delle neuroscienze per abbattere le nostre difese. Con ogni generazione, la linea di base dei consumi normalizzati si sposta. Trenta anni fa, era ridicolo comprare l’acqua in bottiglia, l’acqua del rubinetto era pulita e abbondante, oggi, in tutto il mondo, usiamo un milione di bottiglie di plastica al minuto.

Ogni venerdì è un Black Friday, ogni Natale è un festival sempre più sfarzoso di distruzione. Ci dicono che attraverso il consumismo verde, possiamo riconciliare la crescita perpetua con la sopravvivenza planetaria, ma una serie di documenti di ricerca rivelano che non vi è alcuna differenza significativa tra l’impronta ecologica delle persone che si prendono cura e le persone che non lo fanno. Un articolo recente, pubblicato sulla rivista Environment and Behaviour, afferma che coloro che si identificano come consumatori consapevoli usano più energia e emettono CO2 più  di quelli che non lo fanno. La ricerca di Oxfam suggerisce che l’1% più ricco del mondo, ossia chi ha un reddito di 70.000 sterline o più,  produce circa 175 volte più carbonio del 10% più povero. Come possiamo, in un mondo in cui tutti dovrebbero aspirare a redditi alti, evitare di trasformare la Terra in una sfera di polvere?

Quando senti che qualcosa ha un senso economico, questo significa che fa il contrario del buon senso. Chi  gestisce in modo sensato i tesori mondiali e le banche centrali, e  vedono un indefinito aumento del consumo come normale e necessario, sono onnipotenti: sfondano le meraviglie del mondo vivente, distruggono  la prosperità delle generazioni future per sostenere una serie di figure che hanno sempre meno relazione con il benessere generale.

Abbiamo bisogno di un sistema diverso, radicato non nelle astrazioni economiche ma nelle realtà fisiche, che stabiliscono i parametri con cui giudichiamo la sua salute. Abbiamo bisogno di costruire un mondo in cui la crescita non sia necessaria, un mondo di sufficienza privata e lusso pubblico. E dobbiamo farlo prima che la catastrofe costringa la nostra mano.

Fonte: THE GUARDIAN G. Monbiot

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2 pensieri su “Un pianeta in vendita

  1. Davide Scintu

    Questo articolo è molto importante ed è scritto in modo eccellente.
    Purtroppo però, il pessimo comportamento dell’essere umano, recide le speranze di riuscire a salvare questo nostro paradiso terrestre.
    Non si può ssere ottimisti in questa situazione così catastrofica, una sparuta minoranza che rispetta l’ambiente è come la pioggia, mentre fiumi di persone incrementano la distruzione del pianeta in questa frenetica baraonda del consumismo.

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    1. Patty L'Abbate Autore articolo

      Davide grazie, anche per aver commentato. Sono d’accordo con te, nell’uomo c’è l’innato istinto di accumulare, di avere più cose, e non di possedere le virtù, curare la fratellanza con gli altri esseri. Ma, non perdiamo la speranza, ho grande fiducia nelle nuove generazioni, e noi per quel poco che possiamo fare dobbiamo essere di esempio.

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