Obsolescenza programmata

Ci vogliono 244 kg di combustibili fossili, 21,8 kg di prodotti chimici e di 1,5 tonnellate di acqua per produrre un computer. Per  compensare l’energia consumata per produrlo, un computer portatile dovrebbe essere utilizzato per più di 20 anni, invece avviene l’opposto. I   computer realizzati nell’ultimo decennio hanno una durata inferiore del 10% rispetto a quelli realizzati prima del  2000. L’obsolescenza programmata è iniziata dalle lampadine e si è propagata in una serie di settori, dalle calze di nylon alle auto ed ora a tutto il comparto elettronico, cellulari, iPod, lavatrici e altro, comportando uno  spreco di  materia ed energia e un aumento di rifiuti. Non sorprende che la quantità di rifiuti elettronici prodotta nel mondo continui a salire in modo esponenziale, ad oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti  ogni anno. Nell’economia capitalistica, il guasto di un prodotto è diventato una caratteristica. L’obsolescenza programmata non è una teoria della cospirazione, è’ un modello di business che è diventato uno standard per molte aziende, dato che è una caratteristica integrata della religione della crescita. Questa religione è attualmente impegnata nel distruggere le condizioni che rendono la vita sulla terra piacevole per gli esseri umani. Ma questo non significa che siamo condannati. E’ piuttosto il loro business-model  ad essere condannato ed esistono alternative.  Non molti sanno che il free support e un’economia dei beni comun,  esistono e sono più accessibile di quanto si pensi. Il consumatore può utilizzare mezzi come il sharing schemes utilizzato attualmente dal 27% della popolazione, o noleggiare un prodotto invece di acquistarlo. Alcuni governi stanno affrontando la questione con delle regolamentazioni e la stessa Unione Europea ha  effettuato una serie di passi avanti, con le direttive sull’ Eco – design, sulle prestazioni ambientali dei prodotti, sull’analisi del loro ciclo di vita.   Abbiamo il potere di scegliere,  di agire sulla “domanda”,usiamolo.

Patty L’Abbate

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