MODELLO ECONOMICO DI #CONFINDUSTRIA:PERCHE’ E’ SUPERATO

Pubblicato il 25 Maggio 2018 sulla Gazzetta del Mezzogiorno

di Patty L’Abbate,  Senatrice del M5S 

Si è tenuta l’Assemblea di Confindustria, alla quale ho partecipato avendo ricevuto il personale invito da parte del Presidente. Dopo aver ascoltato gli interventi, sono rientrata in #Senato piuttosto perplessa. Perché? Evito di soffermarmi sugli attacchi continui al #Governo che deve ancora formarsi o ai chiari segnali di sfiducia verso il MoVimento 5 Stelle e pongo la mia attenzione sulla sterile strategia economica futura, emersa dalla relazione presentata, un modello economico vecchio di 30 anni, un’economia brown con i paraocchi assolutamente in contrasto con il mainstream internazionale. Un’Europa e un mercato globalizzato che negli ultimi anni ha posto al centro le tematiche ambientali, a quanto pare non interessa all’associazione industriale Italiana, non vi è alcun cenno alle interazioni che il sistema economico ha con l’#ambiente e non c’è traccia di eventuali tutele del consumatore, di una comunità fatta di #cittadini e non di #banche, o pochi privilegiati. Si parla di un modello economico che può andar bene ad una nicchia di #imprenditori, che sicuramente non sono in difficoltà, che hanno magari in questi anni beneficiato di aiuti da parte dell’associazione, e tutti gli altri? La piccola e micro-imprenditoria italiana, gli artigiani,i commercianti, il comparto agroalimentare, il settore turistico, anche loro fanno parte del sistema economico, non si può parlare di #sviluppo economico e non coinvolgere il globale sistema con tutti gli attori. La politica economica deve salvaguardare tutti e non solo fasce di privilegiati, se questo è successo in passato, non significa che è la modalità giusta su quale procedere. Si può essere grandi imprenditori, a mio avviso, solo se il proprio operato oltre a fare profitto contribuisce ad uno sviluppo sostenibile e sano del proprio #territorio, contribuisce a migliorare la qualità della vita dei cittadini e non a peggiorarla. Ho sentito pronunciare le parole come: “senso del limite, saggezza, buonsenso e consapevolezza”, parole che lasciano il segno e che dovrebbero essere accompagnate da un’attenzione al degrado sociale, al degrado ecologico, promuovere un impegno per virare verso un modello di economia circolare che tenga conto dei limiti della bio-capacità terrestre, delle leggi della natura, che abbia la consapevolezza di investire in un cambio di paradigma, passare dall’energia fossile alle energie rinnovabili.

#TRASFORMAZIONE – Questo buonsenso di eco-innovare e migliorare i processi di trasformazione della materia prima in #prodotti, considerando una strategia di miglioramento continuo, ovvero, considerando quello che l’Europa suggerisce in una serie di direttive, in verità non è emerso in mattinata. Nel testo non è inserita la parola #sostenibilità, mai pronunciata nel discorso, stessa cosa dicasi di economia circolare o #green. Ho ancora ascoltato: “costruire un’economia forte”, ecco, basata su cosa? Le #risorsenaturali sono alla base di tutto, sono le materie prime in ingresso in ogni settore, e se, come è stato detto, in Italia non ci sono materie prime, non significa che ci dissociamo dalle responsabilità dell’uso che possiamo farne, del loro depauperamento. Dall’altro canto la nostra #industria trasforma e quindi produce oltre a merci anche inquinanti, che sono causa di impatti ambientali locali e globali, per questo è necessario eco-innovare, per essere competitivi sui mercati e allo stesso tempo, #salvaguardare il territorio, l’#ecosistema e la #salute dei cittadini. Se è vero che “la questione industriale è realismo e consapevolezza”, volendo essere realisti, abbiamo a disposizione un solo Pianeta, la Terra, la vera “casa comune”, di cui parla Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si, ed è solo questa la casa comune da tutelare e non altre. Sulla “#crescita che garantisce stabilità”, ci sarebbe molto da dire, di che crescita parliamo? Crescita green? Non è stato specificato e comunque a riguardo consiglio la lettura di alcuni testi scritti da grandi economisti del nostro tempo, ad esempio “Il capitale” di Thomas Piketty, dove si denuncia la crescente #diseguaglianza tra ricchi e poveri. Come si può quindi, continuare a perseguire un modello economico sorpassato che ha portato alla nascita di nuovi poveri allo stesso tempo parlare di “generare benessere e coesione sociale”! Il motto “Ora et labora” dei monaci Benedettini, utilizzato nel discorso, di certo non incita a lavorare per accumulare capitale, consiglia di pregare nei momenti di non lavoro, per evitare di cadere in tentazioni! Concludo con un’altra frase pronunciata qui a fine discorso: “L’importante è non andare d’accordo, ma andare nella stessa direzione”. Concordo con quest’affermazione, mi auguro solo che la direzione sia quella del #sostegno ad un Governo che lavorerà per il bene del Paese, che ricordiamo essere costituito non solo da realtà industriali alle quali va dato il sostegno, ma da una rete di categorie e settori economici, un Paese fatto di cittadini e di #giovani, da affiancare nelle start up e nella nuova modalità di fare impresa: i commons collaborativi. Per questo non sempre le grandi “infrastrutture portano #lavoro, democrazia, e commercio”, a volte, sono più utili le piccole infrastrutture, mirate alle esigenze di ogni comunità, una tecnologia dal volto umano adatta e rispettosa della cultura, delle tradizioni e della resilienza di un territorio, che colmi realmente le necessità di tutti gli #stakeholder. Se sono stati fatti errori nel passato, bisogna porre rimedio, solo cosi “non si perde credibilità”, perché una Politica che dimentica le fasce più deboli e persevera su una strada che non ha dato benefici alla popolazione (ma solo ad una classe di colletti bianchi) non è saggia, non ha buon senso e non è eticamente corretta. In questo momento, chi ha veramente a cuore le sorti del Paese deve abbandonare i personalismi, ed evitare di mettere in scena melodrammi, innescando paure infondate.

 

47 Visite totali, 2 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *