La Decrescita è semplicità e convivialità

Di Patty L’Abbate  Pubblicato su Gazzetta del Mezzogiorno il 21 dicembre 2017

Quando un’economia della crescita non può più crescere, perché i tassi di crescita che garantivano una certa ridistribuzione non possono più garantirla, il surplus prodotto è poca cosa ed è acquisito in modo sistematico da chi controlla l’economia globale e la finanza. Thomas Piketty, studioso e praticante dell’economia tradizionale, quindi non un radicale dell’ economia, dimostra che quando un tasso di crescita diminuisce in un economia, storicamente l’ineguaglianza tende ad aumentare. Il frutto dell’economia del metabolismo in crescita è quindi il disagio sociale ed ecologico, i danni ambientali dovuto agli impatti antropici, e l’aumento del gap fra i ricchi e i poveri. Questa estate ho incontrato in una summer school internazionale, Giacomo D’Alisa, economista, ricercatore presso l’Istituto di Tecnologia e Scienze Ambientali (ICTA) dell’Università Autonoma di Barcellona (UAB, Spagna). D’Alisa appartiene ad un  gruppo internazionale di ricerca sulla decrescita, e con Federico Demaria e Giorgos Kallis ha redatto:  “Degrowth: A Vocabulary for a New Era”. Il libro, già presente in libreria in lingua inglese, sarà pubblicato in Italiano nel prossimo anno.

Di cosa parla il vostro libro? Decrescita è semplicità, convivialità, autonomia, cura, commons e dépense. Queste parole sono alcune delle tante inserite nel nostro libro: un nuovo vocabolario per una nuova era. Nei capitoli dimostriamo come potrebbe apparire un domani una società della decrescita; sono elencate  diverse linee di pensiero e proposti percorsi e azioni  che tutte insieme completano il puzzle della decrescita. Viviamo in un’epoca di stagnazione, d’impoverimento crescente, di aumento di disuguaglianze e disastri socio-ecologici, e nel discorso dominante, questi sono gli effetti della crisi, della mancanza di crescita economica e di sviluppo. Noi sosteniamo invece, in questo libro, che la crescita è la causa di questi problemi e che è diventata antieconomica, ecologicamente insostenibile e intrinsecamente ingiusta.  Poniamo a sistema  una serie di fattori divisi in sezioni: nella prima parte si sviluppano le radici della decrescita, la bioeconomia, il metabolismo sociale, la giustizia ambientale, la corrente ambientalista, e nella seconda sezione chiamata il cuore, si propongono strategie e idee come la cura, la dematerializzazione, la semplicità, la convivialità. A seguire nella terza parte ci sono le azioni, cioè quello che possiamo fare ed è la parte più importante se vogliamo volgere al cambiamento. Nell’ultima sezione, la più piccola per ora, ci sono le alleanze con i movimenti, le associazioni, realtà che si sono sviluppate in altre parti del mondo, perché non è detto che tutti cadano sotto l’ombrello della decrescita”.Mi può fare un esempio?” La decrescita non vuol essere un nuovo linguaggio coloniale. Noi non pretendiamo che questa critica diventi universale, siamo l’aspetto che si è sviluppato nella parte occidentale, mentre ad esempio in America Latina c’è il Bon Vivir,  una forma di attivismo diversa dalla decrescita ma che effettua la stessa diagnosi dei problemi della società, e propone una simile prognosi. Un altro esempio è l’Ubuntu, una filosofia Africana che esorta al sostentamento e all’aiuto reciproco, poi c’è ancora l’economia della permanenza, di cui Ghandi è stato il promotore. Infine ci sono delle alleanze con movimenti intellettuali come l’economia femminista, che ha cercato di dimostrare quanto insostenibile è stato il modello economico, per le donne negli ultimi quarant’anni. La figura femminile è stata rilegata allo spazio invisibile riproduttivo della casa, con un peso enorme sulle spalle in termini di emozioni, responsabilità e tempo. Il femminile insegna a porre al centro la cura, le relazioni, la riproduzione per affrontare una vita nuova. Per il reale benessere dell’individuo e dell’ecosistema è necessario dare dignità a questi ruoli fondamentali, perché quando la cura e la riproduzione sono effettuate con naturalità, con gioia, serenità, rispetto, tutta la parte affettiva emozionale giusta, allora sì che il benessere dell’individuo e di una comunità sale, molto più di quanto farebbe con un aumento di salario. “

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