Archivio della categoria: Degrowth

Bioeconomia e Decrescita Felice

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Nicholas Georgescu-Roegen, padre fondatore della bioeconomia, è stato il primo a presentare la decrescita come una conseguenza inevitabile dei limiti imposti dalle leggi di natura. Se vogliamo comprendere per quali ragioni il modo tradizionale di fare economia, teorizzato dagli economisti neoclassici e diffuso dagli apologeti della globalizzazione e del pensiero unico, non è sostenibile, dobbiamo partire dalla teoria bioeconomica di Georgescu-Roegen.

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L’economia formale è caduta in crisi.

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Il concetto di sostenibilità che è emerso dal Summit della Terra del 1992 ha neutralizzato e depoliticizzato il conflitto tra ambiente e crescita. Da allora, i negoziati tra governo, imprese, e ambientalisti “pragmatici”, hanno ipotizzato che i nuovi mercati e le tecnologie possono contemporaneamente stimolare la crescita economica e la protezione dei sistemi naturali.            Continua a leggere

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La generazione Satori, “generazione illuminata”.

 

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Non vogliono auto o borse di marca o stivali di lusso, cercano verità essenziali. 

Lavorano a tempo parziale perché questo è quello che gli è stato offerto. In Giappone, sono conosciuti  come “satori” in termini buddisti “generazione illuminata.”  Liberi da desideri materiali, incentrati  sulla consapevolezza di sé, alla ricerca di verità essenziali.  Sono nati alla fine del 1980, quando il loro paese era un colosso economico, con le sue promesse di lavoro, e la celebrazione del consumo. I critici dei giovani satori, Continua a leggere

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What happens when an infinite growth economy runs into a finite planet?

Impronta ecologica e biocapacità

 

 

Herman Daly ha chiamato questo nuovo mondo   “full world”.  Quali sono le  implicazioni economiche di vivere in un full world? Da un’attenta analisi scopriamo che l’economia globale è un’asta globale, nella migliore delle ipotesi. “Nella migliore delle ipotesi”, perché non tutti hanno accesso equo e completo all’asta. Molti contratti sono già stati firmati, in quanto alcuni paesi hanno “eserciti “ più grandi di altri, etc. L’essenza è questa, un mondo globalizzato  trasforma l’economia in un’asta globale,  con più persone che fanno   offerte per un numero inferiore di risorse.  Continua a leggere

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La fragilità

Seminario “La fragile bellezza” Assisi. Nel discorso di apertura  Padre Mauro Gambetti Custode del Sacro Convento di San Francesco cita un testo antico. L’ episodio racconta di una donna che versa sul capo di Gesù un unguento profumato e i discepoli la giudicano molto male per quel gesto. Gesù invece elogia la donna per quello che ha fatto. “ Al centro c’è una donna, emblema della fragilità, non teme di manifestarla pubblicamente. È  la fragilità propria della cose gratuite, come quelle elargite da madre natura, esprime davanti a tutti i sentimenti che la animano, fino a donarsi con quel gesto. Gesù a differenza degli apostoli, sceglie e apprezza quella  fragilità.”                È la fragilità di chi non basta a se stesso e osa rendersi vulnerabile per stabilire un legame d’amore. La fragilità non è un difetto ma l’espressione della condizione umana. È la fragilità che genera sentimenti. Per Gesù la fragilità è una risorsa, l’assume e la valorizza. La fragilità  ha il potere di maturare sentimenti di tenerezza, compassione e può aprire nuovi insondati orizzonti di comprensione della realtà. Non  spinge a vincere. Conosce gli ultimi, non soltanto i forti. Abbracciare la fragilità è una strategia, una visione di vita, al contrario la ricerca di potere appare come un’atrofia del vivere. Osservate l’analogia fra gli  uomini è la natura. Ogni  essere umano vive serenamente solo quando quello che fa e che dice è in armonia con il proprio essere, non deve modificarsi per diventare un altro o per piacere al prossimo. La natura allo stesso modo  ci chiede di essere assunta per quello che è, non chiede modifiche  o manipolazioni, solo cosi può mostrare la sua bellezza. Siamo un tutt’uno con essa  e  ci insegna e ci invia un messaggio forte. Lasciamo che ci mostri nuove vie per la cura delle nostre società malate,  per acquisire tenerezza e conservare la nostra fragilità, collaborare e non competere, capire come essere responsabili dei suo doni gratuiti,  valorizzarli, e vivere  in simbiosi con la bellezza del creato. Continua a leggere

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