Archivio mensile:ottobre 2014

What happens when an infinite growth economy runs into a finite planet?

Impronta ecologica e biocapacità

 

 

Herman Daly ha chiamato questo nuovo mondo   “full world”.  Quali sono le  implicazioni economiche di vivere in un full world? Da un’attenta analisi scopriamo che l’economia globale è un’asta globale, nella migliore delle ipotesi. “Nella migliore delle ipotesi”, perché non tutti hanno accesso equo e completo all’asta. Molti contratti sono già stati firmati, in quanto alcuni paesi hanno “eserciti “ più grandi di altri, etc. L’essenza è questa, un mondo globalizzato  trasforma l’economia in un’asta globale,  con più persone che fanno   offerte per un numero inferiore di risorse.  Continua a leggere

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Obsolescenza programmata

Ci vogliono 244 kg di combustibili fossili, 21,8 kg di prodotti chimici e di 1,5 tonnellate di acqua per produrre un computer. Per  compensare l’energia consumata per produrlo, un computer portatile dovrebbe essere utilizzato per più di 20 anni, invece avviene l’opposto. I   computer realizzati nell’ultimo decennio hanno una durata inferiore del 10% rispetto a quelli realizzati prima del  2000. L’obsolescenza programmata è iniziata dalle lampadine e si è propagata in una serie di settori, dalle calze di nylon alle auto ed ora a tutto il comparto elettronico, cellulari, iPod, lavatrici e altro, comportando uno  spreco di  materia ed energia e un aumento di rifiuti. Continua a leggere

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Decreto sblocca Italia

Segnaliamo il comitato dei 22 scienziati che hanno spiegato,  visto le loro competenze, a chi di dovere che :  la vera fonte di energia risiede nel risparmio energetico possibilmente  adottato cartina_trivellazioni_italiacome strategia nazionale e non solo come iniziativa del singolo cittadino, poi nella riqualificazione energetica degli edifici, nella riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade, nel sostegno dell’uso delle biciclette e dei mezzi di trasporto pubblici.

Il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia. L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto. Continua a leggere

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Berlino, World Health Summit 2014

Berlino 24 Ottobre. Simposio di esperti e specialisti in medicina. Grandi preoccupazioni per  i cambiamenti climatici e il virus Ebola.  I paesi più poveri, con i sistemi sanitari deboli, sono i più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. I disastri naturali porteranno via più vite umane. Malattie come la malaria ad esempio  si diffonderanno ulteriormente perché le zanzare che li trasmettono prosperano a temperature più elevate. E aumenteranno le problematiche sulla salute se  la siccità e le inondazioni porteranno scarsità di acqua potabile.

Thomas Silberhorn

Il gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) stima che il maggior aumento delle emissioni degli ultimi 30 anni ha avuto luogo tra il 2000 e il 2010 e se i paesi continuano ad inquinare come hanno fatto fin ora, il riscaldamento globale aumenterà 3,7-4,8 gradi centigradi entro il 2100. Nel Summit sono stati portati ad esempio due paesi: la Cambogia e il Fiji che hanno iniziato a riprogettare il loro sistema sanitario improntando le innovazioni sull’eventuale emergenza che sarà causata  dai cambiamenti climatici.

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Sondaggio Globale

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Su un campione di  circa 16000  intervistati nel 2013, ecco le risposte alla domanda:                     “ Stiamo andando verso i disastri ambientali se non cambiamo le nostre abitudini rapidamente?”     Come risposta notiamo che: chi  ci crede meno sono gli Americani, gli Inglesi e i Giapponesi. I  più sensibili i Cinesi, gli Italiani e gli Argentini.

L’indagine statistica è stata presentata da IPSOS MORI.

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